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Tradizioni
La maledizione dei frati.
Nel 1858 gli ultimi 6 frati mercedari furono costretti a lasciare il convento di Villacidro per trasferirsi alla sede madre nel monastero dei Mercedari di Cagliari, annesso alla chiesa di Bonaria.
La leggenda narra, ma il fatto non ha alcun sostegno storico, che i frati fossero accompagnati fuori dal paese dal fragore e dalle ingiurie della gente, a un certo punto uno di loro slegasse la corda che gli cingeva il saio e la lanciasse in aria verso la folla acclamante, accompagnando il gesto dalle seguenti parole: "Chi si serbat po s'impicai!"
Quando in paese avviene qualche suicidio, in molti fanno riferimento alla maledizione dei frati, con un brivido nella schiena.
Nel 1873, mentre si procedeve al livellamento del terreno, dopo aver demolito il fronte occidentale del convento dei Mercedari, si rinvennero 26 tombe romane scavate nell'arenaria e coperte da lastroni di pietra.
Da questa occasione e da altri fatti misteriosi accaduti nel paese,la superstizione Villacidrese ha fatto poi, il resto.
Senza nulla togliere al patrono paesano, San Sisinnio che sconfisse le streghe e che
per una tradizione ormai accettata da tutti San Sisinnio è "martire villacidrese". Nacque nel villaggio di Leni, antico e ricco borgo ormai scomparso, che sorgeva lungo le rive del rio Leni. La tradizione lo vuole diacono e si dice che avesse una voce meravigliosa che poteva essere paragonata a quella del cigno. Instancabile predicatore della parola di Dio, era avversario delle superstizioni, delle streghe e dei loro malefici, protettore dei deboli e degli oppressi. Per la sua fede venne preso, torturato, martirizzato e ucciso a bastonate nel 185 d. C. all'età di 62 anni. "Morì in pace cantando come un cigno" si legge sulla sua lapide. E' noto e venerato per la sua lotta contro le streghe, "is cogas", che nelle loro varie incarnazioni (mosche, serpenti, cavallette) rappresentavano il Male e tormentavano la vita superstiziosa degli abitanti del villaggio. Sisinnio le annientò, sempre, estirpando la superstizione e l'ignoranza dalle menti dei devoti. Ancora oggi si dice che, nei giorni della sua festa, nei pressi della chiesa campestre non si vedano volare i mosconi che, terrorizzati, si nascondono nei contorti tronchi degli olivastri per timore della furia del Santo
IS COGAS, le streghe,
Avevano la coda che tenevano ben nascosta agli sguardi della gente. Naturalmente nessuno poteva esserne certo, visto che indossavano gonne lunghe fino ai piedi.
Erano esseri malefici che avevano il potere di trasformarsi in animali e persino in oggetti.
Quando dovevano entrare in una casa si tramutavano in mosche, ma potevano mutarsi in qualche gatto e passeggiare per i tetti la sera in cerca di qualche finestra aperta.
I racconti sulle streghe, anzi meglio IS COGAS, così qui si chiamano, erano quelli preferiti dalle nonne per tranquillizare i bimbi più vivaci e trattenerli durante le lunghe serate estive o i dopocena invernali davanti al focolare. Per essere più credibili facevano riferimento a zia Antonia, a zia Maria o a qualunque donnetta che avesse qualcosa fuori dall'ordinario, le quali si trasformavano ora in gatto, ora in mosca, ora in altro essere malefico. Cosa avessero di vero quei racconti, poco si sa. Di certo venivano subito appresi dagli attenti fanciulli, e le streghe vagavano per fare malefici da generazione in generazione, e spaventavano i bimbi e incutevano timore negli adulti, soprattutto quando accadeva una morte di un bimbo, di una puerpera o qualunque fatto inspiegabile.
Pare che la presenza di San Sisinnio, il santo protettore contro il diavolo e le streghe, a Villacidro avesse eliminato le streghe doc, quelle, per intenderci, che avevano la coda e che si trasformavano con facilità in mosche o serpenti.<