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Dominazioni

La Storia

Quando Villacidro nasceva, però, Leni era già un villaggio popoloso e grande; era il villaggio della pianura intorno al fiume omonimo, e continuò a svilupparsi, tant'è che divenne, nel XIV secolo, il centro più ricco della Curatorìa di Gippi; poi decadde e alla fine del XVI secolo non esisteva più.

Villacidro, invece, la "villa citra", la villa, secondo Efisio Cadoni, di qua dal fiume, crebbe gradatamente e venne quasi a contrapporsi a Leni, il centro abitato più antico.

Venne chiamata, come risulta da alcuni documenti del 1322, Xedri de Leni e, in una statistica pisano/aragonese del 1328, Villacidro de Leeni, forse per indicare la dipendenza del centro dal villaggio più importante di quel tempo: Leni, appunto.

Nel 1414 sia Villacidro sia Leni erano disabitati: Giovanni De Francesco ( "Un comune di montagna", 1902), ci fa sapere che, col "regio diploma" del 27 ottobre di quell'anno, Alfonso V cedette "l'incontrada di Parte Ippis", eccetto Villacidro che era, "dempta...deserta et sine aliqua populatione", a Giovanni Civiller (o Siveller), "aragonese di Cagliari".

Nel 1420 Villacidro era di nuovo un villaggio in forte ripresa: un nuovo regio diploma, infatti, aggiunse agli altri feudi del Civiller, quello di Villacidro.

Con la morte dell'ultimo erede, Fabrizio Gerp, nel 1582 il feudo che, oltre Villacidro, comprendeva anche Serramanna, tornò "sotto la giurisdizione regia".

Il 4 giugno del 1594 il feudo di Villacidro venne messo all'asta e ceduto dal re Filippo II al miglior offerente; se lo aggiudicò per 100 mila lire sarde, come scrive il De Francesco, il "semplice cavaliere" don Giovanni Gerolamo Brondo.

I Brondo divennero nobili nel 1603 con don Tommaso, il cui figlio, don Antonio, fu nominato conte di Serramanna e marchese di Villacidro.

Il secondo marchese di Villacidro fu suo figlio, don Francesco Lussorio, che si sposò con donna Faustina di Castelvì, ma morì presto, lasciando la vedova padrona del feudo.

Della marchesa donna Faustina si conosce un atto pubblico del 1651, che sottoscrisse assieme al notaio Fulgheri; mediante quest'atto la nobildonna esaudiva molte richieste fattele da 278 suoi vassalli, ivi nominati uno per uno, che rappresentavano i due terzi della popolazione villacidrese di allora, che dunque doveva essere di 2500 anime.

La marchesa morì il 1° luglio del 1668 e l'eredità dei Brondo passò di mano in mano finché, quando il dominio spagnolo in Sardegna era finito ormai da 24 anni, il 16 settembre del 1744, il marchesato di Villacidro e Palmas fu confiscato per decreto del re Carlo Emanuele III.

Il passaggio dalla dominazione spagnola a quella sabauda non produsse sensibili miglioramenti, ma sicuramente si ebbe una grande trasformazione del paese nel XIX secolo, allorché Villacidro divenne, con regio editto del 4 maggio del 1807, la prima tra le 15 residenze prefettizie, con competenze amministrative e giudiziarie su 43 Comuni, quando la prefettura di Cagliari comprendeva appena 28 Comuni.

Tra la prima e la seconda metà dell'Ottocento, almeno sul piano politico-culturale, Villacidro visse il suo momento di gloria, evidenziato dall'avvio agli studi economici e giuridici di molti suoi giovani. Di conseguenza il paese ebbe parte notevolissima nel movimento intellettuale e politico della provincia con uomini di grande levatura, quali Antioco Loru, Giuseppe Todde, Giuseppe Fulgheri, Ignazio Cogotti.


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